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Natale 2013

Natale 2013 - FLAI Trasporti e Servizi

Lettera di Natale agli iscritti FLAI 

 “Se ci affacciamo sul nostro mondo attuale, scopriamo le città inquinate, la natura ferita, il comportamento sguaiato, le immagini volgari circondano un’umanità dagli occhi corrotti. E’ dunque necessaria una purificazione dello sguardo attraverso segni, simboli, emozioni belle. Bisogna trovare il gusto dei paesaggi intatti, della contemplazione delle opere d’arte, della poesia, della meditazione silenziosa, del gesto lieve e gentile, della parola limpida e serena”.

 

Il pensiero sopra riportato del Cardinale Ravasi, specialmente nella tradizione del Natale, può aiutarci a riflettere, sia a livello individuale sia come comunità, sulla dimensione della nostra esistenza in un mondo caotico in cui i rischi ambientali, compresa l’insicurezza del posto di lavoro, ci mettono a disagio e ci fanno perdere il senso d’orientamento. Perciò l’evento del Natale, con il suo messaggio di aspirazione a una giustizia vissuta come spazio di pace e fondamento della convivenza civile, può venirci in aiuto per affrontare le sfide che abbiamo di fronte. 

 

Il Natale quindi, con il suo intrinseco significato di nuovo umanesimo, rappresenta la speranza in quanto principio guida verso il superamento del presente, speranza non come illusione o attesa passiva di una nuova stagione di prosperità, ma come idea forza di rinnovamento della società attraverso la conoscenza e l’impegno di tutti gli uomini.

 

La riflessione sul Natale, vissuto non consumisticamente o superficialmente, ma interiormente, ci dà la coscienza innanzitutto a non essere indulgenti verso i responsabili di certe politiche aziendali che hanno causato il fallimento di un settore fondamentale come l’Handling SEA e al tempo stesso ci indica la via maestra per ricostruire una nuova società con politiche di partecipazione e responsabilità.

 

Il senso del Natale, visto sotto il profilo di una società giusta e moderna, ci indica che il cuore di tutti i problemi è rappresentato dal lavoro perciò dobbiamo fare una battaglia campale contro le cause che impediscono la maggiore crescita e l’accesso al lavoro.  Nei nostri settori dobbiamo attivare tutte le leve per rimuovere le svariate forme di precarietà. Il nostro concetto di società giusta sta nella volontà politica di eliminare l’inumanità della non partecipazione alla costruzione, con il lavoro, del benessere e dell’avvenire delle persone che operano nella nostra realtà produttiva. D’altronde la dignità di una comunità dipende dalla dignità di ogni suo membro che si afferma solo attraverso la partecipazione e il lavoro.

 

Nel caso specifico della crisi dell’Handling una fetta rilevante del disastro del nostro patrimonio è certamente da collegare alla mancanza di etica che sempre pone vincoli al modo con cui si organizza il lavoro ai fini della produzione e dell’efficienza, perciò è sempre valido il concetto che l’economia senza etica è diseconomia. Nel binomio economia-corruzione non vince il migliore, trionfa il mediocre o addirittura il peggiore. La crisi che stiamo vivendo non è solo economica, ma è anche di valori perciò per noi la trasparenza è un bene dirimente da perseguire a tutti i livelli. Oggi, più che mai, una limpida trasparenza è la condizione imprescindibile per la coesione sociale, per l’efficienza e l’equità nella nostra realtà industriale.

 

Dobbiamo concepire l’impresa aeroportuale avendo un orizzonte di senso, cioè con politiche inclusive, soprattutto per eliminare il precariato e dare lavoro ai giovani ai quali è stato espropriato il loro futuro. Nello sviluppo delle infrastrutture dobbiamo evitare il conflitto tra rendita del monopolio e lavoro. Dobbiamo denunciare i privilegi e le inefficienze per creare un nuovo ciclo della storia della SEA, azienda principe del sistema aeroportuale milanese. Infine nella nostra realtà dev’essere abbandonato il paradigma conservatore secondo cui l’aumento delle disuguaglianze possa fungere come motore della crescita e della creazione di valore. Dobbiamo forgiare una politica sindacale in cui possano conviverele attività del Gestore con quelle dell’handling con l’ottica delle pari opportunità e della solidarietà. Dobbiamo ricordare alle Istituzioni nazionali ed europee oltre che al sistema delle imprese che il mercato è un meccanismo che consente di separare l’efficienza dall’inefficienza, ma non può sostituirsi alla responsabilità.

 

In questa fase di confusione e disorientamento vale la pena di sottolineare, sia a livello generale sia per la nostra realtà specifica, la considerazione che “le caratteristiche di uno Stato stazionario dipendono dalla capacità di un l’élite corrotta e monopolista di sfruttare a proprio vantaggio il sistema giuridico - amministrativo”. Possiamo dire che la depressione in essere è il risultato di leggi e Istituzioni. “I paesi arrivano allo stato stazionario o depressivo quando le loro leggi o Istituzioni degenerano al punto che l’élite a caccia di rendite domina i processi economici e politici”.

 

 

Dopo l’analisi di questa considerazione generale di Adamo Smith sopra riportata non possiamo non renderci conto della necessità di una riforma strutturale nel contesto del trasporto aereo capace di avviare processi di sviluppo della concorrenza in modo equilibrato e di valutare il lavoro come fattore fondamentale nella catena di creazione della ricchezza.

 

Dobbiamo essere capaci di giustizia e di amicizia ed essere in grado di formarci una concezione di ciò che è bene e giustoe impegnarci in una riflessione critica su come assumiamo una decisione, come programmiamo percorsi e obiettivi. Il caos che regna nel nostro mondo lavorativo e nella società in generale ci fa vedere un orizzonte d’incertezze, ma ci offre anche la straordinaria possibilità di ricostruire gli assetti industriali in modo nuovo e inclusivo. Per questa ragione abbiamo scelto di dare il nostro contributo a far nascere Airport Handling di cui vogliamo monitorare il processo.

 

La coscienza dei propri diritti è un modo di comportarsi nell’ambiente in cui operiamo, la consapevolezza che anche in tempi tormentati, quando avvengono dei cambiamenti, occorre promuovere gli interessi di tutte le parti. Questo significa che per dare un senso alla nostra vita dobbiamo partecipare come cittadini e lavoratori attivi. Dobbiamo imparare a diventare persone migliori, riconoscendo il merito a chi veramente ottiene dei risultati oggettivamente verificabili, dobbiamo rifiutare le menzogne e i compromessi, combattere gli abusi, dobbiamo imparare a difendere i nostri diritti e le nostre libertà, a sfuggire agli orizzonti ristretti dei gruppi di potere servendoci dell’immaginazione quale antidoto alla povertà e alla finitezza dei loro interessi individuali.

 

L’attesa di un leader che ci guidi nel futuro è un’illusione di cui dobbiamo liberarci, con minoranze vitali che man mano si allargano, possiamo essere un catalizzatore di cambiamenti, se studiamo e ci attiviamo possiamo trasformare gli effetti della globalizzazione e del libero mercato in vantaggi per noi stessi. Dobbiamo ormai prendere atto che occorrono vere trasformazioni per il futuro dei nostri settori in quanto la competitività tanto decantata, invece di creare valore, sta generando inefficienza a tutti i livelli. La vera competitività invece di un sistema economico si fonda sull’economia reale, cioè sulla capacità delle imprese di estrarre dalle risorsecapitale-lavoro sempre maggiore valore aggiunto. Constatiamo purtroppo che c’è un’insufficiente crescita di produttività, un impoverimento generalizzato dei lavoratori e un rallentamento nello sviluppo che rivela carenza di innovazione. Sostanzialmente ci troviamo in un sistema falsato da una concorrenza con forti distorsioni per giunta bloccato da anomalie burocratiche che impediscono la liberalizzazione dei diritti di traffico, quindi la crescita.

 

Per vincere le sfide che abbiamo di fronte, ci vuole un patto di cittadinanza tra azionisti, managers, lavoratori e sindacato. Nei nostri settori non abbiamo bisogno di geni, ma di persone intelligenti, volenterose, preparate e dotate di buon senso e soprattutto organizzate. Ci vuole una cultura della democrazia per ascoltare i fermenti del mondo del lavoro, occorre sempre stimolare il dibattito tra punti di vista differenti. Dobbiamo lavorare per valorizzare il patrimonio di esperienze e di idee per metterlo a disposizione della realtà in cui viviamo che deve essere sempre più informata e consapevole.

 

Non abbiamo bisogno di soluzioni miracolistiche, ma dobbiamo lavorare alla stregua dei marinai che navigano su un’imbarcazione malandata e sono costretti a ripararla pezzo per pezzo in mare, durante il tragitto, senza mai potersi rifugiare in un cantiere per metterla a nuovo.

 

Più che una lettera di Natale per fare gli auguri agli iscritti Flai e alle loro famiglie queste righe sembrano un manifesto politico di propositi e di obbiettivi, ce ne scusiamo, ma viste le prospettive di grave sgretolamento del nostro sistema aeroportuale, abbiamo scelto di fare gli auguri sensibilizzando i lavoratori sui temi importanti che riguardano la loro vita e il loro futuro.

 

Il Natale del resto è la narrazione della nascita di Gesù che oltre ad essere il figlio del Padre fu anche una figura storica dai connotati rivoluzionari che influenzarono in modo decisivo i cambiamenti sociali del tempo, contribuirono alla caduta dell’Impero romano e costituirono la base per un nuovo umanesimo caratterizzato da una crescente richiesta di libertà e giustizia.

 

Rinnoviamo ai lavoratori e alle loro famiglie i nostri più sinceri auguri per un sereno Natale e un felice anno nuovo.

 

Linate – Malpensa, Natale 2013

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