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Milano, 25 dicembre 2013 - Gruppo SEA -

Milano, 25 dicembre 2013  - Gruppo SEA - - FLAI Trasporti e Servizi

RELAZIONI PERICOLOSE

TRA L’EX PRESIDENTE SEA BONOMI E LA SOCIETA’ MLE

La notizia che l’ex Presidente della SEA, Giuseppe Bonomi, stia operando come consulente nel Gruppo Argol /Mle settore logistica-aereo ci fa tornare in mente la discutibile vendita del 75% di Mle ad Argol. Ricordiamo che SEA possedeva il 100% di Mle e senza motivazioni industriali convincenti Bonomi ne aveva venduto il 75% al Gruppo Argol. Sta di fatto che Bonomi è passato alla concorrenza perché MLE ha partecipato ad una gara per l’handling cargo di rampa indetta dalla Lufthansa; la gara è stata vinta solo qualche settimana fa da ATA Italia. La domanda che sorge spontanea è la seguente: perché a Bonomi, dopo una buona uscita di circa 1 milione e 300.000 euro nessuno ha pensato di fargli firmare un patto di non concorrenza e perché nessuno degli azionisti o del management ha pensato di mettere in atto un’azione di responsabilità nei confronti della sua gestione.

I danni della vendita di MLE li stanno pagando i lavoratori perché Argol adotta sistematicamente il sistema delle cooperative, cioè introduce nel sistema aeroportuale la precarizzazione del lavoro in grandi dosi espandendosi anche nei servizi di rampa e quindi minando la costruzione del nostro progetto relativo alla nuova costituenda realtà di Airport handling.

Bonomi è uscito dalla SEA, ma sono rimaste all’interno alcune sue creature che purtroppo continuano ad operare con la visione dell’interesse personale e di clan e non del bene comune. Costoro stanno creando notevoli conflittualità sia all’interno del management sia tra i lavoratori, utilizzano alcuni capi intermedi per la repressione su quei dipendenti e sindacalisti che amano la cultura democratica nell’ambiente di lavoro e, sapendo che l’obbedienza non è una virtù in certi contesti, si oppongono alle angherie di certi manager prepotenti, che con ordini di servizio strampalati accentrano il potere, creando danni incalcolabili all’operatività’ sui nostri scali, non ultimo l’ordine di servizio del responsabile del carico e scarico di Malpensa, un certo Farioli, che deciderà direttamente lui sui continuati ai dipendenti dall’alto della sua carica, esautorando i rit da decisioni che spettano a loro.

Come Gruppo SEA a cui in questi giorni si è aggiunto anche ATA General Aviation, siamo di fronte  ad un nuovo ciclo industriale che richiede una gestione basata sulla crescita, l’equità e l’efficienza, non possiamo permetterci che questo o quel manager agisca in modo autoreferenziale ad addirittura con atteggiamenti sleali e distruttivi del clima lavorativo fondamentale per la fiducia tra i lavoratori e il rilancio della Società.

Vogliamo un modello industriale forte sui nostri aeroporti di Linate e Malpensa con una nuova società di Handling che oltre all’assistenza passeggeri, bagagli e rampa sviluppi anche il settore dell’assistenza delle merci, quindi operando in concorrenza con tutti gli handlers cargo oggi presenti, con il fine di fermare il degrado dello sfruttamento della manodopera. Ci vuole in sostanza un’operazione capace di contrastare i negrieri e di qualificare professionalmente il lavoro aeroportuale per la sicurezza e per la qualità dei servizi oltre che per la dignità dei lavoratori. Del resto il modello handling di Fraport comprende anche il settore cargo.

Ci sono teorici che sostengono che lo sviluppo di un paese deve passare attraverso il sacrificio di lavoratori sottopagati come quelli delle fantomatiche cooperative. Costoro credono che la crescita in questa fase di stagnazione può avvenire solo attraverso le disuguaglianze. Noi sosteniamo invece che la depressione economica e le disuguaglianze sociali sono dipendenti una dall’altra, cioè sono due facce della stessa medaglia, perciò abbiamo sempre criticato e critichiamo in modo trasparente e democratico certi emolumenti del management esageratamente alti e sconfinati. Continueremo quindi ad appellarci al buon senso e alla responsabilità degli azionisti e del management sottolineando che il criterio dell’equità è il valore fondamentale che dovrà guidarci nei prossimi anni.

Ai manager esosi diciamo: non delle ricchezze dovete preoccuparvi, ma del bene comune e dell’equità come giustizia. Sappiate che la felicità dipende dalla giustizia e dalla libertà da cui discendono tutte le cose buone per gli uomini, e in privato e in pubblico.

 

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