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Milano, 16 settembre 2012

PER SVILUPPARE MALPENSA NON SERVONO I DECRETI SERVONO GLI AEREI

Ci risiamo. Quattordici anni dopo siamo ancora al punto di partenza come se nulla fosse accaduto nel frattempo. Oggi però una cosa infastidisce molto sentire, il ministro Passera che punta il dito contro gli errori del passato. Ha probabilmente dimenticato che da banchiere fu il regista della fallimentare operazione Alitalia/Airone che portò alla desertificazione di Malpensa, lasciò a terra mezza flotta, migliaia di lavoratori furono collocati in cassa integrazione, gli slot detenuti da Alitalia furono bloccati, e lo sono ancora oggi, con un decreto ad hoc che di fatto portò una situazione di profonda crisi sugli aeroporti di Malpensa e Linate, che prosegue ancora oggi, con migliaia di lavoratori in cassa integrazione e circa mille posti di lavoro persi, nella sola SEA.

Tutto questo mentre gli aeroporti di Milano erano e sono richiestissimi dal mercato.

Il ministro delle liberalizzazioni ha di fatto blindato il trasporto aereo italiano con un’operazione di strisciante protezionismo che è costata finora ai contribuenti italiani qualcosa come quattro miliardi di euro e che ha impedito agli utenti del trasporto aereo dell’area milanese, bacino ricco di richiesta, di avere collegamenti aerei adeguati.

A chi voglia approfondire la questione si consiglia un libro molto documentato: ”Capitani Coraggiosi” di Gianni Dragoni.

L’attenzione di questi giorni si concentra sul presunto fatto che Linate sottrae a Malpensa passeggeri di lungo raggio che da qui transitano verso altri hub europei.

Anche in questo caso il ministro Passera fa finta di non conoscere il decreto Bersani (il sesto decreto dell’annosa vicenda) che, se applicato, non consentirebbe all’alleanza SkyTeam (Air France, KLM, Alitalia) di avere collegamenti verso Parigi in misura eccedente il decreto. Del resto come dire ai “patrioti e capitani coraggiosi” che dispongono di una risicatissima flotta, perlopiù concentrata a Fiumicino, di non alimentare la possente flotta d’oltralpe che tra l’altro rappresenta il maggior azionista di CAI la quale trae benefici economici (royalties) per ogni passeggero di lungo raggio trasportato dal vettore francese?

Ma non è finita. Le compagnie italiane (leggi CAI vista l’esiguità delle altre) tornano ad attaccare, per mezzo di Assaereo, i vantaggi fiscali di cui gode Ryanair con l’applicazione delle aliquote irlandesi. Tutti fanno finta di non sapere e di non vedere che gli aerei della CAI battono sì bandiera italiana ma sono immatricolati in Irlanda e sono di proprietà della AP Holding con sede a Dublino ma il proprietario è abruzzese, il signor Carlo Toto ex patron di Airone ora socio e azionista di CAI che noleggia così gli aerei a se stesso lasciando il fisco italiano a bocca asciutta.

Solo a titolo comparativo è da ricordare il caso della JAL, compagnia aerea giapponese, che è passata da un’esperienza molto simile a quella di Alitalia. Circa due anni fa la JAL è fallita e il governo di Tokio ha investito 4,5 miliardi di dollari per il suo salvataggio. La ristrutturazione della compagnia è stata pesante in termini di tagli occupazionali e di rotte, com’è accaduto in Alitalia. Il prossimo 19 settembre JAL torna in Borsa e grazie alla forte domanda del titolo da parte degli investitori il governo nipponico incasserà 8,5 miliardi di dollari. Storie molto simili ma con risultati diametralmente opposti, nel caso della JAL lo Stato incassa 4 miliardi di dollari, nel caso di Alitalia lo Stato si accolla 4 miliardi di euro di debiti.

I manager giapponesi, pubblici o privati, quando sbagliano chiedono scusa a testa bassa davanti alle telecamere poi voltano le spalle ed escono di scena. Quelli italiani diventano ministri. Che ci vuoi fare è prassi, paese che vai usanza che trovi.

Insomma Passera-Ministro dovrebbe almeno bacchettare Passera-Banchiere!

Sono quindi passati invano quattordici anni, sei decreti, una serie infinita di studi e consulenze pagate profumatamente da chissà chi e nessuno, politici e manager, sembra aver fatto tesoro dell’esperienza passata.

Non convince la vecchia idea di ridimensionare Linate a favore di Malpensa. Il city airport ha già ceduto circa cinque milioni di passeggeri passando dai quasi quindici prima del 1998 ai circa dieci attuali.

Malpensa è un aeroporto intercontinentale e ha quindi bisogno di collegamenti di lungo raggio che la ex compagnia di bandiera non può garantire in quanto non ha un numero di aerei intercontinentali sufficienti. Ne dispone di una quindicina, dislocati principalmente a Fiumicino, contro i 140 mediamente disponibili ad ognuno dei grandi vettori europei.

Ecco perché Lufthansa, per esempio, può presidiare tranquillamente Francoforte e Monaco che distano tra loro 400 km contro i 550 di Malpensa/Fiumicino.

Come non convince l’idea di Linate con la sola navetta Milano-Roma per il semplice fatto che un milione e mezzo di passeggeri non sarebbero sufficienti nemmeno per pagare la bolletta dell’energia elettrica consumata dall’infrastruttura.

E qui si apre la nota dolente della privatizzazione di un patrimonio della collettività.

Anche qui ci risiamo. Siamo al terzo tentativo di quotazione in Borsa della società.

Nessuno ad oggi ha chiarito perché un’azienda che valeva oltre due miliardi di euro sia stata ceduta, per il 29,75%, al fondo F2i ad un prezzo equivalente alla metà.

La SEA ha un valore inestimabile in quanto rappresenta una ricchezza per la città sia in termini economici sia in termini occupazionali. Anziché perdere un migliaio di posti di lavoro potrebbe generarne altre migliaia se venissero liberalizzati completamente gli slot.

Che cosa pensa al riguardo l’assessore alle politiche del lavoro del Comune? E l’intero Consiglio Comunale cosa ne pensa? E il sindaco Pisapia e l’assessore Tabacci (prossimo candidato alle primarie del PD) cosa ne pensano visto che il tema del lavoro era stato centrale in campagna elettorale e presumibilmente lo sarà anche in questa tornata elettorale?

Nulla è stato fatto per liberalizzare gli slot sugli aeroporti milanesi. Per arrivare cioè alla piena valorizzazione economica, produttiva e sociale della SEA.

Il compito dell’amministrazione comunale non è quello di svendere la società ma quello di conservare e preservare un bene collettivo che potrebbe generare tanta ricchezza per la città se fosse ben amministrato.

Non è possibile che l’assessore Tabacci sia oggi favorevole alla quotazione in Borsa della SEA mentre si dichiarava nettamente contrario solo un paio di mesi fa. Cosa è avvenuto?

Gli è bastato vedere scendere lo spread in modo artificiale? Perché di questo si tratta, la BCE acquisterà titoli di Stato dei paesi in difficoltà ma in cambio chiederà, e otterrà, ulteriori sacrifici ai cittadini ed ai lavoratori di questi paesi.

Ovviamente queste sono misure tampone, non risolvono certo i problemi dell’euro.

Basta questo a Tabacci per fargli “stappare champagne” come egli stesso ha dichiarato?

E basta con quel e quei sindacalisti che dicono di aver ottenuto un buon risultato, perché vedono nella Borsa dopo lo sfregio della vendita al fondo F2i, il luogo dove vengono tutelati gli interessi dei lavoratori, la democrazia e la trasparenza di un’operazione dai contorni invece molto opachi in un ambiente che nulla ha di democratico.

L’inefficienza delle politiche sopra esposte ha creato le condizioni peggiori che destano forte preoccupazione per i lavoratori della SEA Handling, e comunque del Gruppo SEA, ai quali viene proposto la ricetta della cosiddetta “clausola sociale” che così come è strutturata e praticata serve solo a smantellare l’handling che è invece un settore strategico in quanto è da esso che le compagnie aeree ed i passeggeri ricevono il servizio e ne verificano la qualità.

Secondo la F.L.A.I., la clausola sociale, così come scritta nel CCNL è inapplicabile non solo sotto il profilo giurisprudenziale ma anche politico e negoziale ed è lo strumento che creerà inevitabilmente la destabilizzazione del sistema, l’erosione di tutta la contrattazione decentrata di 2 livello della S.E.A., costruita da generazioni di lavoratori.

Perciò chiediamo alla S.E.A. e a qualche sindacalista benpensante che si riveda nelle sue posizioni, perché la clausola sociale deve garantire i lavoratori ed i loro diritti.

E comunque prima di arrivare a discutere sull’applicazione di una clausola sociale chiediamo che vengano attuate le ricollocazioni dei lavoratori all’interno del Gruppo SEA e rivisti appalti e subappalti.

Per tutti i motivi sopra esposti chiediamo ai lavoratori di partecipare allo sciopero indetto per il giorno 21/9/2012 dalle ore 10 alle ore 18 con le seguenti richieste:

Il Mantenimento da parte del Comune di Milano della maggioranza assoluta della S.E.A.

Immediata e totale liberalizzazione degli slot su Malpensa e Linate.

No all’applicazione di un trasferimento coatto verso altri handlers.

Rilancio dell’Handling con il coinvolgimento di tutto il personale.

 

SEGRETERIA REGIONALE FLAI T.S.

Doc15set2012 Doc15set2012 [73 Kb]
FLAI Trasporti e Servizi

STRUTTURE REGIONALI

PATRONATO

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CAF Linate

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CAF Malpensa

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EBILAV TERZIARIO

EBILAV TERZIARIO - FLAI Trasporti e Servizi

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