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Milano, 11 dicembre 2012

Milano, 11 dicembre 2012 - FLAI Trasporti e Servizi

LA QUOTAZIONE SEA E LE RAGIONI DELLA FLAI

La storia è importante, ecco perché è necessario e doveroso fare una sintesi di questa complessa vicenda. Cerchiamo di riassumere cosa è successo.

Il primo tentativo di quotare la SEA fu fatto nel 2001 ma l’attentato alle Twin Towers e la crisi che seguì bloccò l’operazione. Era l’epoca del presidente Fossa.

Nel 2006 il sindaco Albertini tentò di nuovo la quotazione mettendo un terzo della società sul mercato al prezzo di 600 milioni di euro. Anche questo tentativo naufragò a causa, secondo diversi punti di vista, della bassa domanda riscossa dall’offerta o dai tiri incrociati della politica.

E’ importante notare che in questo caso gli advisors valutarono la SEA 1,8 miliardi di euro, più del doppio degli 800 milioni previsti dal prezzo minimo di oggi.

Nel gennaio 2011, il sindaco era Moratti, la SEA guidata da Giuseppe Bonomi in qualità di presidente e direttore generale, firma un accordo con i sindacati, tra i quali la FLAI, per quotare il 25% della società e reperire così sul mercato risorse necessarie agli investimenti.

Qui è d’obbligo la massima chiarezza espositiva per spiegare che con quest’accordo il Comune avrebbe mantenuto il 59,5% e la Provincia il 14,5% quindi il 74% della SEA sarebbe rimasto saldamente in mano pubblica e sopratutto è necessario sottolineare che non era prevista un’ulteriore cessione del 29.75% che sarebbe poi stata acquisita dal fondo F2i.

A scanso di equivoci il Consiglio Comunale deliberò che il Comune non sarebbe comunque sceso sotto il 51%.

Nei mesi successivi all’interno della FLAI si elaboravano idee alternative alla quotazione in vista delle elezioni comunali.

Le elezioni del maggio 2011 portarono Pisapia al governo della città.

Pisapia-sindaco nomina il parlamentare Bruno Tabacci alla carica di assessore al bilancio, in barba alle dichiarazioni contrarie ai doppi incarichi fatte in campagna elettorale.

Il neo-assessore, definitosi egli stesso un “civil servant”, impone immediatamente la sua linea di esecutore delle politiche del governo Monti riprendendo l’idea di quotare la SEA per rispettare il patto di stabilità, forte anche del fatto che i sindacati hanno firmato l’accordo del gennaio 2011.

A questo punto la FLAI dichiara pubblicamente che quell’accordo è stato disatteso, a seguito dello strappo della proprietà concretizzato, poi, con la vendita al fondo F2i. La FLAI propone un modello di sviluppo della SEA basato sulla proprietà pubblica dell’impresa e capace di generare utili da destinare alla collettività con posti di lavoro stabili e di qualità attraverso una sana ed equa gestione della società e politiche innovative di liberalizzazioni degli slot su Linate e Malpensa bloccati da quattro anni in ossequio a politiche di protezionismo verso quello che rimane della ex Alitalia.

Anche questo tentativo di quotazione, il terzo, non vede la luce perché secondo Tabacci, e il dg Corritore, è meglio fare un’asta pubblica per la vendita del 29,75% della SEA che viene poi vinta dal fondo F2i con un solo euro di rialzo ed è stata, e lo è tuttora, oggetto di una inchiesta della magistratura per turbativa d’asta.

Il giudizio di Pisapia e Tabacci sul fondo F2i è unanime e viene definito “il miglior socio possibile” e l’asta giudicata corretta e trasparente mentre l’inchiesta della magistratura è ancora in corso.

La FLAI si dichiara contraria ed è il solo sindacato a scioperare contro questa operazione.

Siamo nel novembre 2011 e il Consiglio Comunale approva, per la seconda volta, che non scenderà sotto la soglia del 51%.

Già all’inizio del 2012 Tabacci lascia intendere che sarà necessario fare ancora cassa con la SEA per rispettare il patto di stabilità anche per l’anno successivo.

La risposta della FLAI è una raffica di scioperi, quattro per la precisione, dei quali l’ultimo coincidente con il primo giorno dell’IPO.

Il 27 settembre dopo una maratona di 28 ore il consiglio comunale approva la delibera per la quotazione della SEA con 25 voti a favore, 20 del PD e 5 di SEL, perfettamente allineati e senza il minimo dubbio su una delibera confusa e pasticciata che darà origine a contenziosi legali da parte dell’opposizione su un presunto danno erariale.

Nella votazione di questa delibera si consuma anche lo strappo all’interno della stessa maggioranza, con alcuni voti contrari.

Pisapia e tutta la sua giunta, ed è doveroso ricordarlo, non mantengono fede all’impegno preso per indire un referendum tra i cittadini prima di alienare un altro pezzo del patrimonio della città.

E’ davvero singolare che PD, SEL e CGIL che dovrebbero rappresentare quel buon profumo di sinistra affermino all’unisono e in maniera maniacale che la Borsa rappresenta la trasparenza, la democrazia e la tutela dei lavoratori!

Non hanno il minimo senso della realtà e lo dimostra il fatto che non vedono che a New York la Borsa la occupano, a Madrid la prendono a sassate e ad Atene la incendiano.

Non vedono che le Borse nel mondo sono state le protagoniste di questa crisi mondiale che ha messo in ginocchio interi paesi e i rispettivi cittadini e lavoratori.

Non vedono che i manager di aziende quotate o meno incrementano i loro stipendi indipendentemente dai risultati conseguiti.

Fanno finta di non capire, o forse davvero non lo capiscono, che una manciata di azioni riservate ai lavoratori darà loro la sensazione di diventare parte dell’impresa mentre invece si tratterà solo appunto di una sensazione.

La quotazione viaggia così verso l’IPO che parte il 19 novembre e termina il 30 novembre.

In una fase così delicata il “civil servant” Tabacci si prende una vacanza, giusto un mesetto, per partecipare alle primarie nazionali. Dopo la batosta elettorale “mister unovirgolaquattropercento” torna e il buon Pisapia gli riconsegna le chiavi.

Durante l’IPO e il contemporaneo road-show il fondo F2i presenta un esposto alla Consob riguardo la mancanza di dati ritenuti importanti nel prospetto informativo.

La SEA emette la relativa integrazione.

Il 30 novembre alle ore 16 arriva la comunicazione ufficiale del fallimento della quotazione SEA perché la richiesta del titolo non arriva al 40% dell’offerta.

Tutti si scagliano contro F2i per turbativa del mercato, ma non erano stati tutti loro ad averlo definito il “miglior socio possibile”?

Ma davvero potevano pensare che Gamberale sarebbe rimasto alla finestra a guardare mentre la quotazione di SEA al prezzo più basso della forchetta avrebbe comportato una minusvalenza (perdita) di circa 150 milioni di euro per F2i nell’arco di un anno?

F2i significa banche, le più grandi del paese, e Cassa Depositi e Prestiti cioè il braccio operativo del Governo nella politica industriale.

Tabacci si accorge solo ora del conflitto di interesse delle banche che sono dentro F2i ed erano allo stesso tempo nel collocamento della SEA e tra gli investitori istituzionali?

Il 7/12/2012 il fondo F2i presenta, a sua volta, un esposto alla Consob volto a ricostruire gli eventi relativi al processo di quotazione della SEA ed afferma di voler rafforzare la collaborazione con il Comune di Milano.

In questo esposto F2i sembra far intendere che già nella fase di pre-marketing la banche collocatrici avevano evidenziato lo scarso appeal della SEA.

Ricordiamo che la FLAI ha contrastato la quotazione del 23.5% lottando contro questa operazione soprattutto perché, con l’aumento di capitale, il Comune di Milano scendeva al 48%, cioè avrebbe perso la maggioranza assoluta che è sempre determinante per le grandi scelte industriali.

Lo stesso prospetto informativo sulla quotazione di 650 pagine è stato prolisso per il mercato, non ha evidentemente convinto gli investitori istituzionali e nemmeno quel 15% destinato ai lavoratori e ai cittadini del territorio limitrofo agli aeroporti. Pochi lavoratori hanno aderito al piano di quotazione proposto dalla società. 

Ribadiamo inoltre di essere stati contrari alla quotazione non per partito preso, ma per ragionamento intellettuale onesto che sostiene, per il bene comune della città e dei lavoratori, che il Comune di Milano mantenga l’attuale quota di maggioranza: il 54.5%.

Se il Comune di Milano continuerà a voler alienare la SEA o interamente o in parte la FLAI continuerà con gli scioperi ad oltranza chiedendo ai lavoratori di partecipare.

Vogliamo ribadire con forza che Linate e Malpensa sono due miniere d’oro che se valorizzate contribuirebbero allo sviluppo ed ai bisogni della città e del territorio sia in termini economici che occupazionali in quanto si potrebbero creare molti posti di lavoro.

Di conseguenza ribadiamo a voce alta che:

Il Comune di Milano deve rimanere come socio forte con il 54,5% dialogando con il fondo F2i visto che con molta probabilità salirà al 44% acquisendo le quote della Provincia.

Sarebbe il primo esperimento di una azienda per metà pubblica (con quota di maggioranza) e metà privata.

La F.L.A.I. chiederà e darà il prorio contributo per realizzare un progetto per il lavoro e per lo sviluppo.

La F.L.A.I. ribadisce che in questa situazione in continuo divenire la prima infrastruttura che devono mettere in campo entrambi gli azionisti riguarda il Lavoro.

 

Segreteria Regionale/Coordinamenti Linate e Malpensa/RSU

F.L.A.I. Trasporti e Servizi

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CAF Linate

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