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4° Congresso F.L.A.I. Trasporti e Servizi, 21 novembre 2012

4° Congresso F.L.A.I. Trasporti e Servizi, 21 novembre 2012 - FLAI Trasporti e Servizi

RELAZIONE CONGRESSO FLAI  DEL 16 novembre 2012

ETICA E SVILUPPO DEL SISTEMA AEROPORTUALE MILANESE

L’Atto costitutivo della FLAI lo registrammo il 20 Maggio 2005 e il 2 agosto sempre del 2005 celebrammo il primo Congresso proprio qui a case nuove presso la residenza Bellaria. Sono perciò trascorsi 7 anni di  lavoro e di impegno costante. I lavoratori,  promotori  del  progetto FLAI, diventati dirigenti sindacali col metodo elettivo, hanno lavorato alacremente  per poter raggiungere lo straordinario   consolidamento  della nostra Organizzazione Sindacale che oggi è  articolata con i suoi,  circa 750 iscritti, in molte realtà aeroportuali, di Linate e Malpensa, sia nelle aziende di grandi dimensioni che in quelle  medie e piccole.

 Senza il determinante contributo dei simpatizzanti e di coloro che sin dal primo momento ebbero fiducia  nel progetto ideato  dai soci  fondatori, la Flai non avrebbe mai potuto svilupparsi partendo da zero,   per lei posizioni contrarie del vertice  Sea e per l’azione di sabotaggio delle sigle Confederali. Queste erano   terrorizzate  di perdere iscritti e rendita di posizione, contavano di mantenere il  monopolio sindacale e  non si erano accorte  di essere in declino  anche   sotto l’aspetto etico. Svolgevano e svolgono  un ruolo ininfluente  nei confronti delle politiche  SEA, azienda principale sugli aeroporti che tuttora, proprio per la debolezza  di certa cultura sindacale,    esercita uno strapotere inusitato, con scelte non frutto di confronti sindacali, ma di unilateralità.

 Le cause della crisi civile e sindacale   sono ancora sotto gli occhi di tutti: stanchezza, incapacità progettuale, mancanza di  tensione ideale, non disponibilità al pluralismo sindacale e alla competizione delle idee. Nessuna volontà a trovare sintesi e posizioni unitarie da difendere ai tavoli delle trattative. La flai, nata  da questa crisi , sta lottando tuttora contro il pericolo  della morte del sindacato, inteso come soggetto attivo e interlocutore indispensabile, soprattutto in questa fase di rivoluzione industriale del Sistema aeroportuale milanese. Per quanto riguarda la volontà del vertice SEA di opposizione   allo sviluppo della Flai ricordiamo la decisione della Direzione Personale di negarci la possibilità di consultare la Rassegna Stampa completa e di inviare ai lavoratori le nostre newsletter, inoltre ricordiamo la chiusura  per molti mesi del nostro sito flai nella rete intranet aziendale.

 Obiettivamente sono stati  atti antisindacali che hanno impedito la partecipazione dei lavoratori alla vita dell’azienda e hanno  tolto loro la possibilità di acquisire maggiore conoscenza sui processi di sviluppo aeroportuali.  Tale comportamento ha comunque confermato la linea di condotta, avversa a relazioni sindacali democratiche e trasparenti,  dell’azienda che si è chiusa nel palazzo come un vecchio gattopardo, gestendo il potere in modo assoluto,  familistico e clientelare.

 Questo chiudersi a riccio ha  creato una separazione tra maestranze e vertici aziendali; anche i rapporti tra lavoratori e strutture sindacali si sono scollegati e questo ha contribuito a far perdere la memoria della buona tradizione e di un trasparente  modello sindacale nella SEA costituito da importanti accordi riguardanti la gestione del personale, la mobilità, i percorsi di carriera, la produttività, il sistema premiante condiviso, le ricerche interne prima di procedere con nuove assunzioni che ormai nessuno più controlla. Ciò ha contribuito a creare il cerchio magico intorno a un vertice ristrettissimo  il cui operato non può essere verificato da nessuno. In questa situazione i lavoratori si sentono emarginati e sudditi, non persone gratificate che partecipano ai processi di sviluppo   dell’azienda. Tutto questo declino è stato causato dalla inettitudine di un sindacalismo straccione   e dalla  incapacità di certi gruppi sindacali di  esprimere posizioni in grado di competere a pari dignità con il management aziendale.

La Flai dunque, nel condividere la tesi di Norberto Bobbio: “il potere se non è controllato degenera”  è impegnata a  difendere la democrazia sugli aeroporti; democrazia  intesa come partecipazione dei dipendenti ai processi aziendali per incrementare lo sviluppo e la crescita delle attività; la Flai ha la convinzione che è necessaria la   critica  contro il verticismo autoreferenziale  che  nega tuttora in modo strumentale, per motivi  di potere e di  clientelismo, l’uguaglianza delle opportunità per tutti i lavoratori. D’altronde un sistema di regole trasparenti per la  meritocrazia non è stato mai adottato, sia per responsabilità aziendali che per l’atteggiamento acritico  di quelle sigle sindacali rassegnate alla mera sopravvivenza.

 La FLAI ritiene che l’atteggiamento passivo del sindacato  non sia  consono alla democrazia che è un sistema per definizione critico, in cui ognuno dà il proprio contributo per creare una realtà sociale viva e consapevole,  basata sulla giustizia e la trasparenza. Il giudizio sopra espresso oltre ad essere un principio di politica gestionale corretto valevole per tutti gli interlocutori  è anche  finalizzato a denunciare tutte quelle azioni opache di mobilità interna, di carriera del personale e di continue assunzioni nelle Direzioni in costanza di Cassa Integrazione e Mobilità e senza alcuna verifica con i rappresentanti dei lavoratori.

LA GIUSTIZIA COME FONDAMENTO ETICO

La FLAI, da quando è nata, sta lottando, anche con manifestazioni  di indignazione,  contro alcuni tratti di assolutismo e arroganza dei vertici. Intende  risvegliare  la giustizia nei luoghi di lavoro per creare un ambiente , sempre più ampio,  di valori condivisi,  sostiene che  la Giustizia    è  il primo requisito di un Sindacato perché è la  massima virtù sociale. Senza il valore fondante della giustizia che crea coesione e   ci spinge all’agire politico  non si possono combattere le meschinità, la corruzione, le prepotenze, gli arrivismi, le viltà e il servilismo, cioè la catastrofe etica della nostra società in generale che, per certi versi, riscontriamo anche nella nostra realtà lavorativa. L’affermazione  incisiva di Kant: che dice:” per due cose provo meraviglia, il cielo stellato sopra di me e la coscienza dentro di me” è una richiamo morale completamente sconosciuto.

 La mancanza di giustizia sul piano economico impedisce lo sviluppo e crea inefficienze. Il  leit-motiv della FLAI dunque è la giustizia che, nella sua forma di proporzione, integrità e chiarezza, corrisponde ai criteri della bellezza e dell’arte  che hanno rapporti con la morale e la vita dell’uomo. Ricordiamoci il motto sempre  di Kant:” se non c’è posto per la giustizia sulla terra non ha senso la vita degli uomini”.

Nel dibattito di questo Congresso, quando parliamo delle prospettive di sviluppo  del Sistema aeroportuale Milanese o della costellazione del suo indotto, parliamone senza mai perdere di vista i valori etici perché siamo di fronte a gravi atteggiamenti di cinismo con la dissociazione avvenuta in questi anni  tra capitale e lavoro e capitalismo e democrazia.

Come FLAI, in quanto Organizzazione che guarda al futuro attraverso un patto tra generazioni, nelle nostre elaborazioni e  proposte  sindacali,  ancoriamoci sempre  ai capisaldi fondamentali della società moderna nata sui principi della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità. Nei processi economici ed industriali una teoria  liberista o pseuda liberista  basata su di una finta concorrenza dev’essere abbandonata o modificata perché non risponde a criteri di verità, cioè ad un giusto equilibrio tra il lavoro e la libertà d’impresa.   Allo stesso modo  leggi o accordi sindacali   devono essere riformati o aboliti se sono ingiusti in quanto ogni persona possiede un inviolabilità fondata sulla Giustizia. Per questa ragione stiamo mettendo in discussione, ricorrendo in giudizio la famosa clausola sociale.

Dobbiamo considerare l’equità il cardine fondamentale del nostro sistema produttivo e della nostra convivenza perché siamo convinti che in una società di persone libere dev’esserci quanto più bene possibile per tutti. In questi ultimi anni invece le differenze sociali sono diventate tanto ampie da essere percepite come eticamente inaccettabili.  Del resto l’impresa non è un bene esclusivo di pochi; un’impresa è un organismo vivente di cui devono giovarsi con equilibrio tutti i soggetti: lavoratori, consumatori, il territorio cioè i luoghi ove essa risiede.  Senza questa attenzione alla comunità essa perde senso, diviene univoca anzi insana come  insano sarebbe  non espletare  la critica e il controllo sul potere politico istituzionale e  aziendale lasciando nelle mani di poche oligarchie tutte le decisioni le cui conseguenze negative spesso vengono pagate dai lavoratori, dai consumatori e dai cittadini.

La nostra cultura deve essere consapevole che la fortuna di un agglomerato aeroportuale composto da varie realtà lavorative che insieme producono un servizio  sta principalmente  nella sua capacità di dividersi il lavoro e concordarne la distribuzione dei frutti in modo equo. Dobbiamo sempre tener presente ciò che asserisce a livello generale  Amatya Sen sulla necessità di sconfiggere la povertà:” al mondo non c’è penuria, c’è solo un problema di distribuzione delle risorse”.

  Su questi temi, come Flai, abbiamo il compito di parlare ai lavoratori, di risvegliare in loro lo spirito critico,  la coscienza democratica e la volontà di difendere i loro valori. Naturalmente in una situazione di crisi morale che paralizza le buone politiche e mina il tessuto economico e civile sia a livello generale che a livello locale (vediamo quotidianamente gli  squilibri  nella nostra realtà lavorativa) non bastano i discorsi e le parole incitanti ad impegnarci per ristabilire un nuovo costume civile, ma ci vogliono comportamenti esemplari perché attraverso il contagio dell’amicizia,  di fiducia  tra noi e l’imitazione dei buoni esempi possiamo creare reti di valori condivisi. Come diceva Aristotele, siamo animali sociali, esprimiamo il meglio e il peggio di noi stessi fra i nostri simili e a far il meglio o il peggio di noi stessi sono l’esempio e l’ispirazione che reciprocamente ci scambiamo. La qualità della vita associata delle persone non è determinata da discorsi più o meno eleganti che spesso non ci accomunano, ma dai nostri  comportamenti coerenti  agli obiettivi e ai valori  in cui  ci riconosciamo.

IL CORAGGIO DI ESSERE SOLI

Spesso incontriamo nei rapporti con le aziende e con le altre Organizzazioni sindacali grosse difficoltà di dialogo,   in  certi casi il dialogo  è addirittura impossibile, anzi inesistente, ciò non deve scoraggiarci, dobbiamo continuare ad operare ancora meglio nelle situazioni difficili, con intelligenza, con la lealtà della parola, con  la   serenità del pensiero e con il senso della giustizia. In questi tempi di confusione,  di assuefazione alla mediocrità, di latitanza sindacale,   ci può aiutare il messaggio di  George orwell sulla necessità di combattere il conformismo:” abbi il coraggio di essere un profeta, abbi il coraggio di rimanere solo, abbi il coraggio di avere un fermo proposito, abbi il coraggio di farlo sapere.

 Dobbiamo continuare a rendere sempre pubblici i nostri atti e a comunicare le nostre posizioni perché la democrazia e la partecipazione vivono con la divulgazione e lo scambio  delle informazioni. La democrazia  nei luoghi di lavoro è un bene primario che ogni lavoratore ha il dovere di difendere nonostante le difficoltà. La nostra Carta Costituzionale nei suoi articoli sul lavoro ci può aiutare in questo senso. Gli scogli che incontriamo possono essere superati se lavoriamo con la convinzione che la democrazia  per definizione è confronto, competizione e a volte conflitto, è inoltre lo strumento  che ci può  permettere di raggiungere   l’ obiettivo dell’equità come giustizia  in una realtà sociale complessa. Dobbiamo ragionare e lottare  per l’equità con passione e intelligenza come fanno i sistemi di pensiero quando indagano sull’essere col desiderio di  trovare la verità. 

I nostri Congressi servono,  sia per elaborare le linee strategiche della Flai a breve, medio e lungo termine che per valorizzare la nostra identità che ci dà la forza morale e psicologica idonea  a  contrastare  meglio  i cambiamenti in atto tendenti a considerare il lavoro un mero strumento di produzione. Inefficienza, precarizzazione di sistema, disoccupazione, perdita dei diritti costituzionali, disuguaglianze crescenti, egoismo  delle oligarchie, sopraffazione dei più deboli, corruzione, clientelismo, affarismo, rendita e speculazione delle diverse lobbies, sono  fattori negativi che hanno già aggredito l’economia degli aeroporti. Con questi disvalori non possiamo decollare, anche a livello di aeroporti, e ci vorranno alcuni anni per poter realizzare una sana economia capace di sfidare la competizione globale rispettando  i diritti costituzionalmente garantiti.

LA TRASPARENZA COME VALORE IRRINUNCIABILE

Su questi temi la Flai intende impegnarsi ancora in modo forte, rivendicando    la  trasparenza perché la ritiene un bene da perseguire a tutti i livelli, delle aziende e del Sindacato. Una limpida trasparenza di gestione è la condizione imprescindibile per la coesione sociale, per l’efficienza delle aziende e per l’equità tra figure professionali. Quando parliamo di trasparenza facciamo riferimento ad una gestione lineare che  tutti devono poter verificare perché la dimensione economica incide sul vivere e sul sentire degli uomini. La trasparenza è un valore irrinunciabile.

 Proprio per ragioni di trasparenza e per non far alienare una risorsa importante come  MLE al 100% del  Gruppo Sea abbiamo criticato  l’operazione di vendita con la dispersione di quasi tutti i 300 lavoratori, dipendenti diretti. Con questa incomprensibile decisione presa sulla testa dei lavoratori, all’insaputa della FLAI, è stata introdotta la precarizzazione del lavoro nel settore cargo in modo sistematico, sono stati espulsi 10 lavoratori attraverso la mobilità, alcuni dei quali, dopo circa 1 anno dall’uscita della società,  si trovano nel limbo perché non percepiscono ancora né l’assegno di mobilità né lo stipendio, 20 sono stati trasferiti nell’handling SEA aggravando i costi di questo settore già in una situazione critica sotto l’aspetto del bilancio e altri 10 sono stati collocati forzatamente con la clausola sociale nell’Alha Airport. Anche la vendita del 20% della Sacbo di Orio al Serio abbiamo criticato perché obiettivamente non si sono capite le reali motivazioni di questa operazione fatta proprio quando l’aeroporto si trovava nella sua massima crescita. Si sa che in questi casi il potere decisionale sta nella mani degli azionisti e del management però il Sindacato ha diritto ad essere preventivamente informato per dare il suo parere. Paradossalmente il Presidente della SEA solo  qualche anno dopo la vendita cominciò a parlare di partnership con Bergamo e Verona.

SVILUPPO-EFFICIENZA-EQUITA’

  Lo sviluppo, l’equità  e l’efficienza sono tre questioni legate tra loro in una sana economia che la Flai rivendica sin dalla sua nascita. Gli incrementi di produttività, la professionalità dei lavoratori che migliora la qualità dei servizi, gli obiettivi che vengono raggiunti in termini di efficienza e  di sviluppo non possono essere scollegati dai trattamenti economici del personale sia a livello collettivo che individuale. La meritocrazia richiede delle regole, deve essere riconosciuta in modo oggettivo e trasparente.  Gli emolumenti del management devono essere legati agli obbiettivi di lungo periodo dei piani industriali Con la nostra vigilanza e la nostra critica propositiva vogliamo  eliminare il comportamento primitivo delle discriminazioni e il concetto sbagliato   che  solo con  l’aumento delle disuguaglianze tra lavoratori garantiti e precari  si  possa sviluppare la crescita. Nel sistema produttivo degli aeroporti con la liberalizzazione dei servizi di Handling e con gli appalti e subappalti al costo più basso si sono create delle disuguaglianze intollerabili tra gruppi di lavoratori (Gestore/handlers e cooperative)) che lavorano gomito a gomito; le gravi differenze di salario odiose sotto il profilo umano e sociale  non solo impediscono la creazione di una comunità virtuosa in cui vi sia la fiducia tra i membri, ma sono anche causa di impoverimento del sistema che non cresce. Una vera comunità invece deve essere inclusiva di tutti i lavoratori che ne fanno parte e che sentono di avere uno scopo comune. Inoltre con le nostre politiche sull’equità e la giustizia dobbiamo fare in modo che venga eliminata l’apartheid tra lavoratori con il posto stabile e sicuro e quelli con contratti da precari eliminando il precariato. Proprio oggi, nel nostro dibattito Congressuale abbiamo invitato il nostro efficiente studio Legale di Angela Iascone per una illustrazione della legge Fornero sul lavoro.

FORMAZIONE

Come Flai abbiamo sempre espresso le nostre perplessità sul quel tipo di formazione organizzata dalla Direzione per tutti i 5500 dipendenti “Sei in SEA e Idea a bordo” perché non ha prodotto alcuna coesione fra lavoratori, alcuna consapevolezza dei ruoli,  nessuna identità, alcun miglioramento nelle relazioni tra lavoratori e capi intermedi, fioccano tuttora contestazioni stupide, atteggiamenti arroganti di capetti improvvisati, se si volessero misurare i benefici di quel tipo di investimento nessuno sarebbe in grado di farlo, i lavoratori sono stati strumentalizzati proprio come nel film di Virzì” tutta la vita davanti”  i dipendenti, anche dopo questi incontri su temi aeroportuali generici,  sono rimasti invisibili, la situazione è sempre in declino, non c’è partecipazione, non c’è valorizzazione professionale, non ci sono rapporti  di cooperazione tra vertice e base a tutti i livelli.

 La Cassa integrazione e la mobilità hanno surrogato i bilanci aziendali, ma hanno disperso un grande patrimonio di esperienza e di professionalità in tutti i settori, al tempo stesso è scaturito  uno spreco di risorse enorme  e la stagnazione è da collegare anche  allo stato d’animo tipico delle aziende che hanno posizioni dominanti nel sistema aeroportuale.  Nessuno ha pensato, durante la Cassa Integrazione integrata dal fondo volo, di organizzare una diversa formazione più orientata a sviluppare  professionalità e partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale  per  fare fronte ai cambiamenti in atto. Come Flai abbiamo una concezione diversa sulla formazione: innanzi tutto al concetto classico dell’economia fatto da capitale e lavoro aggiungiamo anche la formazione non come costo, ma come investimento.

 La formazione è un bene relazionale, cresce quanto più viene condiviso, la formazione accessibile a tutti fa esplodere la partecipazione e la democrazia, sviluppa la consapevolezza della cittadinanza, educa alla capacità critica, elimina l’atteggiamento sbagliato del buonismo, è un bene diverso dai beni materiali, serve a riposizionarsi nella mobilità interna tra Handling e Gestore o all’interno stesso dei comparti per lo sviluppo di carriera. La formazione deve avvenire sugli aeroporti che sono organizzazioni complesse per tutti gli operatori, dev’essere erogata in modo uniforme per evitare rischi di incidenti e di disservizi.

 Dobbiamo prendere sul serio la formazione perché significa affermare il valore dell’ambiente di lavoro e il bene comune. La formazione serve ad impedire il radicarsi di sistemi clientelari che alimentano nelle carriere la divisione  tra colleghi e generano dipendenze ed esclusioni.

 La formazione dobbiamo farla crescere anche  in mezzo a noi sindacalisti perché la parola con cui Gesù risponde  a satana che nel deserto lo invita a trasformare i sassi in pane (non di solo pane vive l’uomo) avverte che c’è una tensione nell’uomo, morale e di conoscenza che non può essere esaudita dal benessere materiale.

Se riflettiamo sull’ambiente sindacale intorno a noi ci accorgiamo che esso è diventato un luogo senza anima, un luogo in cui si diventa aridi e feroci che stritola e offende la comunità, invece il Sindacato è il luogo dove il confronto civile tra persone è sempre vivo; è un luogo dove strutturalmente, anche nei momenti più cupi e statici si pensa al futuro. Il Sindacato non può mai perdere la consapevolezza della propria missione.

 E’ quindi un DOVERE formare le nuove generazioni non soltanto nelle competenze, ma cosa più difficile, formarle nel dubbio, alla continua ricerca, all’affermazione dei propri valori, al rispetto degli altri che implica  forte rispetto, innanzitutto di se stessi. Formare e ricercare, progettare il futuro, nonostante il clima nel mondo in cui operiamo non sia favorevole, significa essere profeti  e compiere un atto d’amore verso la comunità in cui operiamo.

L’OTTIMISMO DELLA VOLONTA’ E LE RAGIONI DEL NOSTRO IMPEGNO

Ci accingiamo a fare un lavoro immane perché lo scenario di crisi e il divenire imprevedibile del futuro dell’economia e della globalizzazione con la povertà è preoccupante, soprattutto perché le classi dirigenti non hanno nessuna volontà  di attivare le leve per rimuovere la precarizzazione e l’inumanità della disoccupazione, in particolare quella giovanile. Ma non dobbiamo perdere l’ottimismo della volontà e la speranza che una nuova stagione, di diritti,  di libertà, di lavoro serio possa realizzarsi se nasce a tutti i livelli  sociali, istituzionali e politici, un nuovo senso del dovere.

 Ci può dare un po’ di fiducia e aiutarci ad uscire dal pessimismo questa bellissima frase del Cardinale  Ravasi che trascrivo:” se ci affacciamo sul nostro mondo attuale scopriamo le città inquinate, la natura ferita, il comportamento sguaiato, le immagini volgari circondano un umanità dagli occhi corrotti. E’ dunque necessaria una purificazione dello sguardo attraverso segni, simboli, immagini, emozioni belle. Bisogna ritrovare il gusto dei paesaggi intatti, della contemplazione delle opere d’arte, della poesia, della meditazione silenziosa, del gesto ,lieve e gentile, della parola limpida e serena”.  

L’invito  del Cardinal Ravasi alla purificazione in un modo pieno di mali ci suggerisce la necessità di essere sinceri e chiari nei nostri discorsi, che possiamo  affrontare qualsiasi difficoltà se siamo in grado di pensare ed agire in modo responsabile, che dobbiamo fare ogni sforzo intellettuale per essere coerenti, in questo mondo alla deriva, con i significati veri dell’economia e  della democrazia.  L’ottimismo, le ragioni del nostro impegno, la serenità e la sicurezza con cui dobbiamo lavorare  risiedono nella conoscenza  di questi significati perciò dobbiamo mettere nel nostro bagaglio culturale il concetto che l’economia non è il caos o un sistema in cui deve prevalere  la logica del più forte, ma è l’arte di bene amministrare perché essa è fondamentalmente un  ordine  che regola  la disposizione, la coordinazione e la proporzione delle parti tra loro e col tutto. Diceva Don Sturzo: l’economia senza etica è diseconomia. Entrambi questi concetti esprimono in modo chiaro  criteri di equità che dobbiamo sempre farli valere nella nostra attività di contrattualisti.  

Su come deve prevalere la democrazia sul populismo e la demagogia dobbiamo aver ben presente la distinzione tra folla e popolo: ricordiamoci che una folla non può fare scelte ragionate perché è solo una collezione di individui incapaci di compiere scelte autonome grazie alla riflessione, di solito è una massa che segue un populista e in essa le persone  sviluppano passioni indistinte. Al contrario il popolo è un’assemblea di molte assemblee più piccole, ognuna con le sue forme di associazione all’interno delle quali il consenso deriva dalla riflessione e la ragione  esercita il controllo sulle discussioni. La democrazia è un bene comune che dobbiamo difendere sempre perché  essa ci dà la garanzia della libertà e quindi di poter esprimere il dissenso. Per questo si dice che il dissenso è il sale della democrazia. I demagoghi li incontriamo in politica, nelle Istituzioni, nel Sindacato, nelle aziende; se siamo preparati sui diversi temi, se ci affidiamo ai principi che fanno parte integrante della nostra cultura e con essi continuiamo a formarci,  se siamo in grado di utilizzare il metodo del contraddittorio, se coniughiamo sempre etica ed estetica, non potranno farci paura.                                                                                        

LAVORO  E CONTRATTI ASIATICI

Oggi più che mai dobbiamo riflettere su queste tre frasi:1)  non  c’è libertà piena per ogni singolo uomo se non sono poste le condizioni per la libertà di tutti;2) non c’è ricchezza legittima per ciascun uomo se non ci si impegna ad eliminare le cause della povertà di tutti.3) Fino a quando il privilegio sarà presente nelle relazioni tra gli uomini il rischio per la democrazia è grave.

La vita degli uomini è sempre stata  costruita intorno al lavoro, ci si deve chiedere cosa succede quando nella società del lavoro, il lavoro viene meno: la cosa più probabile è che vengono meno i fattori coesivi di fondo e che crescono irreparabilmente tanto i rischi di disgregazione sociale e politica che morale. Perciò la necessità di sviluppare crescita e occupazione non può essere offuscata , anche nei nostri settori in cui dobbiamo controllare con rigore che gli organici siano strutturati in base alle reali  esigenze di servizio. Per noi sindacalisti dev’essere un DOVERE il controllo degli organici in tutte le aziende e il controllo degli straordinari quando vengono richiesti per cronica mancanza di personale. Quando le organizzazioni del lavoro introducono nel sistema produttivo lo sfruttamento dei lavoratori diventano fonte di gravi ingiustizie e dato che il lavoro è senz’altro la fondamentale dimensione dell’esistenza umana dobbiamo impegnarci anche con la lotta per realizzare una divisione del lavoro equilibrata tra lavoratori anche per evitare di lavorare in emergenza e in modo disorganico, come spesso accade negli ultimi tempi.

La flessibilità e i contratti asiatici sono fenomeni degli ultimi 15 anni nei nostri settori, significa guadagnare stipendi al disotto del minimo vitale; è sconcertante constatare che gli emolumenti del management, dei C.d.A. e dei Collegi dei sindaci siano così sproporzionati, sproporzionati  a tal punto da far nascere l’indignazione e l’incredulità. Se non c’è un rapporto equilibrato ed equo tra le condizioni economiche dei lavoratori e quelle della classe dirigente , anche la più alta, non può esserci senso d’appartenenza comune e non ci sarà nessuna possibilità di diventare, come impresa, una comunione di scopo tra  vertice e base. Dobbiamo criticare senza astio chi si trova in posizioni privilegiate tenendo conto di questa bellissima frase di joseph Chamberlain : “ il mio scopo nella vita è rendere la vita più piacevole per questa larga maggioranza di individui. Non mi interessa se per fare questo la vita della minoranza agiata dovrà diventare meno piacevole”.

La flessibilità, è vero, serve per rimuovere le rigidità ed incrementare la produttività, per rendere le aziende più dinamiche, ma è anche vero che quando la flessibilità e i contratti poveri oltrepassano il limite della decenza vuol dire che  si mettono in discussione i due fattori principali della democrazia: la stabilità e la sicurezza sociale. Occorre seguire sempre il monito di Orazio: i confini fra le cose sono certi e definiti, oltre i quali, al di qua e al di là, non  esiste la rettitudine. Est modus in rebus.

LA COSTITUZIONE

La Costituzione è un ponte tra passato e avvenire. Le sue disposizioni fanno riconoscere i cittadini in valori comuni. La Costituzione permette ai cittadini di trovare soluzioni miti, efficaci e condivise ai problemi di una convivenza sempre più complessa.

La Costituzione è intrisa fortemente dei fattori del lavoro, ma negli ultimi anni  si sta verificando l’obblio della memoria dei principi, dei diritti e dei doveri della  nostra Carta Costituzionale a cui possiamo far riferimento per meglio tutelarci nel mondo del lavoro. Il grande costituzionalista, Pietro Calamandrei, nel 1947 ricordava ai giovani che per poter scrivere della  libertà e della giustizia nella nostra Carta  Costituzionale una generazione di giovani si era sacrificata con la vita.

In questo Congresso, anche rispetto ai tempi difficili che stiamo vivendo sotto l’aspetto economico e sociale ritengo fondamentale ricordare gli articoli riguardanti il lavoro a cui  nel nostro mestiere di sindacalisti dobbiamo sempre ispirarci. Essi ci danno la forza morale necessaria per confrontarci con le controparti a tutti i livelli.

Art.1) L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nella forme e nei limiti della Costituzione.

Art.3) Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono equali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art.4) La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività e una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art.36) Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunciarvi.

Art.37) La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare  e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art.38) Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vechiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili e i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

Art.39) L’organizzazione sindacale è libera. Ai Sindacati non può essere imposto altro compito se non la registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. E’ condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

Art.40) Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.

Art.45) La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità .La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

Art.46) Ai fini dell’elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Repetita  iuvant: le cose ripetute giovano

ORGANIZZAZIONE

Viviamo, lo sappiamo tutti ormai, in un epoca di grandi cambiamenti, di incertezze e di continue trasformazioni. La turbolenza è la reale caratteristica del cambiamento e ciascuno si interroga sulle rotte da percorrere e le piste  da tracciare per affrontare il presente e organizzare il futuro. Il titolo di questo congresso è: passato, presente e futuro; per tenere insieme questi tre tempi occorre permettere che il passato e il futuro coesistano nel presente. L’elemento chiave per dare una risposta alla società liquida e all’individualismo è l’aggregazione dei lavoratori che riusciamo a sviluppare con la nostra Organizzazione. Il collasso sociale che significa perdere la consapevolezza civile di essere sulla stessa barca deriva per certi aspetti dalla globalizzazione dell’economia, ma anche dalla cultura del solipsismo, cioè dall’individualismo esasperato che porta il soggetto a chiudersi in se stesso e a considerare la propria soggettività il parametro ideale per ogni cosa.

La nostra Organizzazione ha fatto propri  due frasi importanti di Don Milani, il famoso prete di Barbiana che aveva fatto scrivere sulla parete della scuola: I CARE che significa mi interesso, mi prendo cura, la seconda frase dice: ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio, sortirne insieme è la politica, sortirne da solo è l’avarizia.

L’impegno morale della nostra Organizzazione è di lottare contro la dissipazione della convivenza, contro l’ignavia e l’ipocrisia, avere un disegno sociale, privilegiare con il nostro operato un linguaggio dei fini e non soltanto quello dei mezzi.  Portare avanti con scelte collettive e pratiche sociali le opzioni necessarie per uscire dalla crisi con il senso della realtà e delle possibilità. L’Organizzazione non si limita a gestire l’esistente, ma compie esercizi di immaginazione per cambiare l’iniqua situazione di oggi tra chi ha e chi non ha, aspira ad un futuro degno di essere vissuto sapendo che, come diceva Max Weber, dobbiamo raggiungere il possibile tentando l’impossibile.

Affrontare la complessità e gli interessi costituiti di gruppi di potere politico. Istituzionale e finanziario oltre che aziendale dobbiamo lavorare con un comportamento che tiene conto delle quattro virtù cardinali: fermezza nei principi, costanza nel difenderli, moderazione  e prudenza nel rivendicarli anche perché in certi casi ci troveremo di fronte a vere e proprie Compagnie di ventura, sia  in finanza che nei diversi gruppi aziendali che dirigenziali.

Nella nostra cultura sindacale, anche se la proprietà delle aziende ha ormai un assetto privatistico, gli assi portanti delle politiche Flai sono quelli ribaditi già al nostro primo Congresso: la Contrattazione, la Partecipazione dei lavoratori ai processi dell’impresa, l ‘Autonomia del sindacato da qualsiasi condizionamento politico o  aziendale, la Solidarietà nelle nostre tesi  e proposte sindacali. A questi assi portanti aggiungiamo che la nostra Organizzazione ama il pluralismo, è aconfessionale, lavora con trasparenza e chiede alle aziende di essere trasparenti nella loro gestione.

Senza la giustizia non potremmo mai costruire un progetto di sviluppo industriale equilibrato in cui tutti i membri della comunità si sentono facenti parte di un  grande gioco in cui tutti hanno da guadagnare.  Per questo è opportuno andare all’origine della parola Sindacato costituita da Syn (insieme) e da Dike Giustizia).

La Flai è un’Organizzazione aperta a tutti, donne, uomini, lavoratrici e lavoratori dei sedimi aeroportuali di Linate e Malpensa, pensionati e disoccupati, è un’ infrastruttura sociale senza burocrazie, è un’Organizzazione farfalla perché senza l’appesantimento di sovrastrutture, che con i suoi attivisti nei diversi settori opera in modo consapevole della sua missione: tutelare i più svantaggiati, ma anche chi svolge un lavoro di alta professionalità (tecnici e quadri), combattere l’arroganza e le ingiustizie, lottare contro piani di svendita ai poteri forti ( banche, fondi, investitori istituzionali) preparare proposte col metodo democratico, dialettico e  collegiale di discussione per essere propositivi nei confronti dei diversi interlocutori.

In questa fase di rassegnazione sindacale nei confronti del divenire materialistico dei nostri settori, in cui aziende importanti come la SEA, Mle e Sacbo,  vengono mercificate e in cui il dumping sociale viene portato avanti da una finta clausola sociale, la Flai rappresenta per tutti i lavoratori un baluardo contro la disgregazione del sistema aeroportuale milanese.

La Flai oggi dà  la possibilità a  tutti i lavoratori delle aziende che operano negli aeroporti  l’opportunità di aggregarsi che significa sostanzialmente avere rilevanza e peso politico come forza lavoro, esprimere coesione sociale, identità collettiva. Senza la Flai avremmo avuto una dispersione enorme dei lavoratori, un grande spreco di risorse umane e di intelligenze. Insomma la Flai è una risorsa per tutti, anche per coloro che non sono nostri associati, ma che comunque hanno la possibilità di farsi un’idea delle nostre politiche.

Negli organismi della Flai non esistono primi della classe, ognuno, in base alle  sue  conoscenze e capacità può dare il suo contributo. L’Organizzazione non è rigidamente gerarchica e  piramidale, ma opera per quanto possibile con il pensiero a ciambella nel senso che ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità del ruolo sindacale che ricopre per evitare che si deleghi agli altri la soluzione dei propri problemi. La FLAI, sta diventando grande, è presente in tutte le realtà, perciò è necessario lavorare con una organizzazione federalista, individuando gruppi di lavoro sia per il proselitismo che per l’analisi e le proposte di soluzione dei problemi.  La FLAI, ovunque sarà possibile, promuoverà le RSU, rappresentanze sindacali unitarie.

La Flai è stata fin dall’inizio innovativa nella comunicazione con gli iscritti e con tutti i lavoratori aeroportuali utilizzando la rete. Ciò ha fatto in modo che il suo lavoro e le sue idee potessero essere meglio conosciute, anche da altri aeroporti italiani. Napoli ed altri aeroporti ci seguono sempre e fra noi e loro si è creato un buon rapporto di comunicazione e di informazione. Tutto questo è stato possibile perché abbiamo potuto sfruttare la competenza di Nico nel campo della comunicazione informatica. Un’ Organizzazione sindacale  è incisiva  ed efficiente  se sa utilizzare le capacità e le competenze dei suoi  associati, le vere risorse della Flai sono  state soprattutto quelle dei lavoratori associati e quindi non si può immaginare uno sviluppo maggiore della nostra Organizzazione senza far conto del loro impegno e delle loro volontà di costruire un soggetto sindacale all’altezza della sfida che abbiamo di fronte. Nella Flai ci sono donne e uomini che insieme costituiscono un grande patrimonio di competenze ed attitudini che va incentivato e valorizzato per orientarlo al benessere dei lavoratori. Il Sindacato è essenzialmente vocazione, non mestiere, è studio, è  cultura a 360,° è ricerca nel campo sociale, politico, storico, giuridico,  scientifico, economico, filosofico e antropologico, è educazione dei giovani alla cultura democratica, alla legalità, alla memoria e al dubbio. La Flai, per meglio svilupparsi ha la necessità di rimanere sempre collegata con i suoi associati da cui poter attingere  esperienze e conoscenza. La FLAI potrà continuare ad esistere nel futuro se c’è impulso morale dei suoi associati anche perché con il loro impegno possiamo salvare la democrazia nei luoghi di lavoro e fermare i cerchi magici di yesman e marchettari di professione. Per chiudere questo punto trascrivo la considerazione di Richard Titmuss che ho trovato nel libro di Tony Judt (Guasto è il Mondo) è molto assertiva e dà  l’idea di quanto sia necessario il contributo di ognuno: “ Senza la conoscenza dei venti e delle correnti, senza il senso della direzione, gli uomini e le società non restano a galla a lungo, moralmente o economicamente scaricando fuori bordo l’acqua che entra nella falla”.

PROSPETTIVE E RUOLO DELLA FLAI

Abbiamo dinanzi a noi una realtà industriale sugli aeroporti frammentata e in continua evoluzione, a volte possiamo dire che la nave è senza nocchiero e senza rotta. La svendita della SEA che noi, come Flai abbiamo combattuto e stiamo tuttora combattendo con lo sciopero del prossimo 19 novembre p.v. di otto ore dalle 1000 alle 1800, creerà una maggiore frammentazione soprattutto perché le politiche dei nuovi soci tenderanno ad abbandonare le attività di Handling per ricavare maggiori ricavi e utili dalle attività del Gestore, inoltre le stesse attività del Gestore saranno ulteriormente parcellizzate in appalti e subappalti.

 Sulla questione della svendita della SEA avvenuta con una gara pubblica molto discutibile che ha permesso al Fondo 2i di acquisire il 29.75% e con la quotazione del 25% di flottante tuttora in atto che fa scendere il pacchetto azionario del Comune alla soglia del 48.1% dobbiamo dire che è stata scritta una pagina indegna di storia della SEA che in un solo colpo ha vanificato il lavoro straordinario di molte generazioni di lavoratori, dal 1955 ad oggi. Non sono serviti a niente i nostri interventi svolti al Comune di Milano alla presenza di Tabacci e parte della Giunta Pisapia e tutti i nostri documenti redatti con logica e rigore ( più di una decina) sulle  buone ragioni di non vendere la SEA inviati al Consiglio Comunale e al Sindaco Pisapia. Negli incontri abbiamo sostenuto le nostre posizioni con tesi ragionate e documentate che segnalavano sostanzialmente questo: non di vendita il Comune dove preoccuparsi, ma di valorizzare la SEA come bene comune attraverso nuove politiche gestionali eliminando sprechi e rendendo la gestione  razionale è trasparente. Con Pisapia, Tabacci e Giunta è stato impossibile scendere nel merito della questione  ed è stato come parlare dell’origine della specie secondo la teoria darwiniana a dei  vescovi anglicani di sessanta anni fa. Sostanzialmente si sono sottratti al confronto e sono andati avanti con le loro scorribande invischiandosene dei lavoratori, del bene comune e del futuro della SEA.

Noi rimaniamo della nostra opinione che gli sprechi tuttora sono enormi, che solo per lo studio degli advisor della quotazione ripetuto tre volte, da Albertini in avanti, si sono spesi svariati milioni di euro. Siamo convinti che, in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando in cui non c’è crescita, l’occupazione è grave, soprattutto per i giovani, il Pil scende di quasi 3 punti, un’Istituzione come il Comune di Milano avrebbe dovuto  fare politiche diverse dal liberismo. Un liberismo rapace e una finanza di speculazione e rendita di monopolio non creano ricchezza nel sistema aeroportuale, tanto meno buona e stabile occupazione.

 Perché ci assilla la svendita della SEA? Perché le generazioni che ci hanno preceduto l’hanno costruita con sacrifici lasciando un bene straordinario per i lavoratori di oggi e le loro famiglie, per creare ricchezza da ridistribuire,  per buoni servizi agli utenti, perché il territorio godesse in parte dei suoi frutti. I politici e gli amministratori del dopo guerra che ebbero la lungimiranza di creare il sistema aeroportuale milanese sotto l’egida del Comune di Milano ragionarono come quegli uomini che si preoccupano non solo di loro stessi, ma anche dei figli e nipoti che verranno perché sanno che la cosa pubblica che gestiscono ce l’hanno solo in usufrutto e quindi la devono custodire per chi viene dopo.

Insomma questa operazione la consideriamo arrogante, portata avanti in modo tirannico, anti democratico, antieconomico, antisociale, antioperaia,  antifunzionale per il sistema aeroportuale,  non efficiente. E’ un’operazioni per capitani di ventura che nulla hanno a che vedere con il sociale perché proni al volgare  dell’affarismo.

Da questa situazione di graduale parcellizzazione del lavoro che produce inefficienza e soprattutto condizioni di lavoro sempre più misere, come Flai abbiamo un grande compito che è quello di sviluppare l’aggregazione in modo capillare in tutte le realtà aeroportuali perché è l’unico modo per valorizzare la forza e l’unità dei lavoratori,  a fronte del depauperamento professionale derivante dal sistema degli appalti e subappalti, le professionalità e la dignità dei lavoratori.

In questa relazione ho fatto riferimento a molte citazioni, non l’ho fatto per sfoggio di cultura, sarebbe veramente poca cosa, l’ho fatto invece per dare maggior senso alle tesi sostenute, d’altronde tutti noi, forse anche senza saperlo, stiamo intellettualmente  sulle spalle dei Giganti del pensiero e della civiltà. Tutti i giorni  nelle nostre azioni ci imbattiamo nella cultura che essi ci hanno tramandato, vuoi attraverso i miti, vuoi attraverso la scienza, per mezzo dell’arte e di tante altre cose buone universalmente riconosciute.   Per confermare ciò, tenendo conto degli sforzi che dobbiamo fare nel futuro partendo dal presente  per portare ad unità le cose così come sono state concettualmente sopra espresse vale la pena citare quest’ultima frase di Kant che può incentivarci moralmente ad andare avanti:  “ la colomba nel suo libero volo, quando fende l’aria di cui sente la resistenza potrebbe immaginare di volare meglio nello spazio vuoto, così non è”. Da questa metafora possiamo dire che abbiamo tutti bisogno della realtà, di problemi da affrontare, per vivere e andare avanti. 

FLAI Segreteria Regionale

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16, novembre 2012